Agenzia Hawzah News – I fischi esplosi allo stadio San Siro durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina non sono stati né un episodio marginale né un gesto di folklore. Hanno rappresentato un atto politico lucido e consapevole, una presa di distanza collettiva dalla tirannia globale incarnata oggi dagli Stati Uniti e da Israele. Un segnale netto, emerso in un contesto simbolico internazionale, che esprime il crescente rigetto popolare verso potenze responsabili di guerre, occupazioni e di un sistema di impunità elevato a norma.
L’inquadratura del vicepresidente statunitense JD Vance sul maxi-schermo ha provocato una reazione immediata e inequivocabile: fischi sonori, chiari, rapidamente smorzati dalle regie televisive. Un dissenso che va ben oltre la contingenza del momento e riflette un giudizio ormai ampiamente condiviso sull’azione degli Stati Uniti nel mondo, segnata da guerre permanenti, ingerenze sistematiche, sanzioni che colpiscono indiscriminatamente interi popoli e da un palese disprezzo per il diritto internazionale.
Non meno significativa è stata l’accoglienza riservata alla delegazione israeliana. In un contesto storico segnato dal massacro in corso a Gaza, dal protrarsi dell’occupazione e da politiche di apartheid denunciate da giuristi, organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali indipendenti, la presenza di Israele su un palcoscenico celebrativo è apparsa a molti come una palese provocazione. Anche in questo caso, la reazione del pubblico è stata immediata e inequivocabile, soffocata solo artificialmente dall’aumento del volume della colonna sonora.
La reazione di Donald Trump, che si è detto “sorpreso”, rivela l’ormai strutturale cecità delle élite occidentali, incapaci di leggere il mutamento profondo della percezione globale. La narrazione di Stati Uniti e Israele come portatori di democrazia e valori universali non regge più alla prova dei fatti. A parlare sono bombardamenti indiscriminati, occupazioni prolungate, deportazioni, un regime di impunità sistematica e doppi standard elevati a metodo di governo delle relazioni internazionali.
I fischi di San Siro non erano rivolti ai popoli, anch’essi vittime dei regimi oppressivi che li governano, ma ai governi e alle politiche criminali che essi rappresentano. Sono stati un atto di condanna diretto contro la pretesa di impunità di chi continua ad autoproclamarsi guida morale del mondo mentre viola quotidianamente, in modo spudorato, i principi fondamentali di giustizia, diritto e dignità umana.
Anche sotto le luci patinate delle Olimpiadi, la coscienza dei popoli ha trovato voce. Il messaggio emerso da San Siro è stato chiaro e inequivocabile: l’arroganza del potere e i crimini commessi in suo nome non possono più essere occultati, giustificati né normalizzati.
Mostafa Milani Amin

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